domenica 27 luglio 2014

Mangiacasale, gli abusi, il vescovo: le ultime lettere coraggiose del parroco di San Giuliano


Credo che tutti voi ricordiate la terribile vicenda di don Marco Mangiacasale, il sacerdote della parrochia comasca di San Giuliano e poi economo della Diocesi, condannato in primo grado e poi in Appello a 3 anni, 5 mesi e 20 giorni per abusi sessuali compiuti, tra il 2008 e l'arresto del 7 marzo 2012, su 4 ragazzine minorenni gravitanti intorno alla stessa parrocchia.
Allora vi ricorderete anche che Papa Francesco, nel dicembre 2013, per la prima volta anticipando addirittura la chiusura giudiziaria della vicenda demandata alla Cassazione, ridusse allo stato laicale Mangiacasale. Un provvedimento, quello voluto dal Pontefice, che innescò anche nella Diocesi di Como una reazione a catena, con il vescovo Diego Coletti accusato da alcuni di aver voluto mantenere troppi silenzi sul caso (la decisione del Papa, fino alla rivelazione dell'11 febbraio scorso grazie a questo articolo del quotidiano Repubblica, non era stata comunicata pubblicamente in alcun modo) e di aver pensato forse più alla tutela dell'ex sacerdote e del "buon nome" della Chiesa che non alle vittime e alle loro famiglie.

A scaldare ancora più le polemiche fu l'iniziale silenzio del "Settimanale della Diocesi", dove soltanto nel secondo numero successivo alla notizia della riduzione allo stato laicale di don Mangiacasale venne fornita qualche informazione (peraltro in penultima pagina, come potete leggere integralmente cliccando qui, grazie al blog dell'ex direttore del giornale e parroco di Ponzate, don Agostino Clerici).
Ultimo clamoroso strascico della vicenda fu la fortissima presa di posizione del parroco di San Giuliano, don Roberto Pandolfi, che con questa lettera aperta datata 16 febbraio 2014 criticò con toni davvero durissimi il vescovo in prima persona e poi la gestione della vicenda sul fronte della comunicazione da parte del vicario episcopale, monsignor Angelo Riva, autore dell'articolo sul "Settimanale".

Da allora, comprensibilmente, la vicenda è tornata dalla scena pubblica a una dimensione privata, mentre Mangiacasale è stato affidato a una struttura religiosa protetta in Piemonte. Eppure, in città, sebbene lontano dai riflettori, c'è ancora qualcuno che lotta ogni giorno con coraggio e sensibilità perché fatti simili non si ripetano mai più e perché, comunque, la Chiesa (sì, anche a Como) abbandoni quel lungo percorso di insabbiamenti ed errori che troppe volte ne ha contraddistinto le azioni. Quell'uomo è un sacerdote. Ed è sempre lui, il parroco di San Giuliano, la comunità sconvolta direttamente dagli abusi di Mangiacasale. Con rara sensibilità, per evitare di riaprire ferite ancora da guarire, ma con prese di posizione costanti, dure e coraggiose, don Roberto Pandolfi continua da quei giorni la sua battaglia per una Chiesa libera dall'onta della pedofilia e finalmente decisa a combattere la piaga senza tentennamenti o insabbiamenti.
Vi allego 3 suoi scritti recenti, che al di là di ogni valutazione personale, è davvero difficile non leggere anche come messaggi diretti e fortissimi al vescovo Coletti e a monsignor Angelo Riva.

Parole forti (19 luglio 2014)

- Linee guida (13 aprile 2014)

Clero criminale (9 marzo 2014)


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