lunedì 28 luglio 2014

Lucini al bivio per non dimettersi: dare le mance all'opposizione o bloccare le vacanze dei suoi?


Se fossi in voi, preparerei i pop-corn, tanto piove o pioverà. E poi perchè non capita tutti i giorni di assistere a una serie di consigli comunali in cui, alle soglie di agosto, in Comune a Como si discuterà il bilancio tecnicamente detto preventivo (ma che ormai, come in quasi tutte le città d'Italia, è diventato postumo) e dove, soprattutto, esiste una piccola percentuale di possibilità che il mandato della prima giunta Lucini si chiuda anzitempo.

Non accadrà, probabilmente, ma leggete qua in che pasticcio si è ficcata la maggioranza. Come noto, il bilancio è uno dei documenti in assoluto più importanti per un'amministrazione comunale. Figuriamoci per quella di Palazzo Cernezzi, i cui conti sono da tempo in condizioni drammatiche (ecco spiegate l'Irpef al massimo e la Tasi al 3,3 per mille). Ma quel che più conta è che il documento di bilancio è sostanzialmente l'unico di natura tecnica che, se non approvato, può mandare a casa una giunta. E qui veniamo a stasera.

A dispetto delle molte serate di consiglio comunale che solitamente occorrono per approvare il documento contabile, questa volta il sindaco Mario Lucini (che è anche assessore al Bilancio) intende arrivare all'ok dell'aula tassativamente entro questa settimana. Il motivo? Beh, certamente la necessità di determinare ufficialmente la capacità di spesa e incasso dell'amministrazione. Ma, in realtà, pare che il vero spauracchio sia la prenotazione delle ferie da parte di almeno 4-5 consiglieri della sua maggioranza, destinati a partire tra questa settimana e l'inizio della prossima. Ecco, dunque, la fretta. 

Il punto, però, è che da qui a venerdì prossimo dovranno svolgersi questi passaggi: già terminata l'illustrazione del documento, ora i consiglieri possono chiedere chiarimenti su singoli punti. Poi toccherà al sindaco rispondere uno a uno. Poi sarà la volta della discussione, della presentazione degli emendamenti, dei subemendamenti, delle dichiarazioni di voto, e del voto finale. Insomma, un garbuglio di passaggi tra il tecnico e il politico che è già lungo di suo, ma che - ricordate le 12 ore consecutive di consiglio per l'Irpef? - con un minimo di ostruzionismo (le centinaia di emendamenti in preparazione, per esempio) la maggioranza potrebbe dilatare potenzialmente all'infinito. E comunque ben oltre il temutissimo primo di agosto con relative partenze.

Ora, da quanto ho appreso, le strade davanti al sindaco, sono tre: costringere i suo consiglieri partenti a rimanere a qualunque costo a Como fino all'approvazione del documento; tentare comunque la prova di forza con l'opposizione, rischiando però che - con molti suoi uomini pronti a infilare pinne e boccaglio - al momento del voto non vi siano i 17 consiglieri necessari per legge per approvare il bilancio, finendo per andare sotto e soprattutto andare a casa. Oppure - come mi suggerisce un vecchio volpone di Palazzo Cernezzi - il primo cittadino potrebbe fare una cosa molto "Prima Repubblica" ma sicuramente salvifica: incontrare personalmente i consiglieri di minoranza e cominciare a distribuire loro singoli pezzettini di bilancio per permettere un po' di campagna elettorale anche a chi non governa. 

Come finirà? Il sindaco cederà alla tentazione delle mance per l'opposizione o tirerà diritto pur sapendo di rischiare il ko? Mettiamoci in poltrona e vediamo.

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