martedì 16 settembre 2014

Il rimpasto inesistente e la doppia poltrona: così il Pd si sta lacerando per la deroga "ad Marellim"


No, non è soltanto "qualche problema interno". È una mastodontica, profondissima lacerazione del Partito Democratico comasco quella che si allarga ogni giorno di più intorno alla granitica volontà del segretario provinciale del Pd, Savina Marelli, di ricoprire il doppio ruolo di segretario provinciale e assessore della giunta Lucini in barba allo statuto stesso del partito che non prevede duplici incarichi.


Le cose, che finalmente ho potuto ricostruire con una certa accuratezza, stanno così. Da mesi, ormai, del tutto inspiegabilmente un'ex consigliere comunale del Pd di Mariano Comense, cioè appunto Savina Marelli, "deve" entrare nella giunta di Palazzo Cernezzi. Nessuno, finora, ha mai spiegato esattamente i motivi di questo esercizio di paracadutismo politico: dal sindaco Mario Lucini allo stesso Pd, non una sola voce precisa, netta e argomentata si è levata pubblicamente per motivare ai comaschi perchè la giunta del sindaco che non appena eletto disse che non avrebbe mai subito condizionamenti nella scelta degli assessori, ora dovrebbe imbarcare una politica a tutto tondo proveniente da una città che nulla ha a che spartire col capoluogo. Ma tant'è, il più lungo e autolesionistico rimpasto che la città di Como ricordi "deve" avvenire. Non è chiaro chi se ne andrà dall'esecutivo in carica, non è chiaro perché, nessuno spiega nulla a nessuno. Ma "deve" essere così.
O, forse, arrivati a questo punto, doveva essere così.

Perché la verità è che la segreteria provinciale del Pd, costituita da 11 membri, negli ultimi tempi ha discusso formalmente del caso Marelli in ripetute occasioni. E nella maggior parte di queste, ben 6 componenti (la maggioranza) hanno chiaramente, indiscutibilmente e formalmente definito inaccettabile l'ipotesi del doppio ruolo di Savina Marelli. Ma non solo. Nonostante questa spaccatura politica - finora coperta dal silenzio - la segretaria provinciale ha puntato i piedi e ha ribadito di voler ottenere a tutti i costi la deroga ad personam allo statuto del partito che vieta espressamente i doppi incarichi pur di mantenere la guida del Pd e diventare anche assessore a Palazzo Cernezzi. Apriti cielo. I 6 componenti contrari hanno innanzitutto impedito con le unghie e con i denti che finora si verificasse il voto sull'ipotesi. E pure l'assemblea provinciale del Partito Democratico, in una recentissima riunione, ha evitato di mettere ai voti la deroga "ad Marellim" per evitare una frattura politica dagli esiti impronosticabili.

E siamo a oggi. Con la questione che sembra finita nelle mani del segretario regionale del Pd, Alessandro Alfieri (area renziana) che sembra non aver preso ancora una strada ben definita. Ma che, nello stesso tempo, dovrebbe sapere che esiste una frangia consistente (forse maggioritaria) del partito pronta a fare le barricate contro il doppio incarico della Marelli, a costo di ricorrere ai probiviri o ai livelli nazionali del partito. Così, incredibilmente, il Pd che alle ultime europee ha fatto segnare sul territorio un dato politico intorno a uno stratosferico 40% si sta dilaniando silenziosamente.
Per una doppia poltrona e un rimpasto inesistente.

2 commenti:

  1. Ma occuparsi dei problemi reali della nostra città no? pensano sempre, in primis, alle proprie ed altrui "poltrone".

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  2. In un partito in cui il segretario nazionale ricopre anche la carica di premier è un dibattito surreale.

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